Published On: Lun, Mag 23rd, 2016

Omicidio Antonietta Longo un mistero di 50 anni fa

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L’omicidio di Antonietta Longo è un fatto di cronaca risalente agli anni ’50, un omicidio efferato e mai risolto, apparentemente senza movente e senza alcun sospettato.

Il delitto

Antonietta Longo, la decapitata del lago, nell’unica foto pubblica.

L’omicidio di Antonietta Longo avvenne il 5 luglio del 1955 a Castel Gandolfo, un paese nella provincia di roma, la giovane Antonietta Longo di appena 30 anni, era una domestica in servizio a Roma.

Per il delitto di Antonietta Longo mai nessuno è stato incriminato. Il cadavere della giovane venne ritrovato praticamente per puro caso, il 10 luglio del 1955 da Antonio Solazzi, un meccanico, e Luigi Borboni, un sacrestano, durante una normale gita in barca sul Lago Albano.

I due si erano fermati sulla riva nei pressi di Acqua Acetosa, quando per puro caso Solazzi scopri il cadavere di una donna, decapitato, nudo ed in stato avanzato di decomposizione.

Indossava solo un orologio al polso, il busto coperto da un giornale, una copia de “Il Messaggero” datata 5 luglio del 1955.

Lo spavento per la scoperta fece desistere i due dall’avvisare le forze dell’ordine, cosa che avvenne solo il 12 luglio successivo al ritrovamento del cadavere di Antonietta Longo.

Giunti sulla scena, presunta, del crimine, i Carabinieri accertarono che si trattava di una donna, all’epoca venne descritta come compresa tra i 25 ed i 30 anni di età. Era stata accoltellata più volte all’addome ed alla schiena, quindi decapitata.

La testa di Antonietta Longo non venne mai ritrovata, fu questo particolare che all’epoca fece pensare ad un omicidio rituale o a sfondo sessuale, più che ad un delitto d’impeto.

L’autopsia della donna rivelo alcuni particolari, come ad esempio un recente aborto, purtroppo lo stato di decomposizione in cui il corpo di Antonietta Longo versava, all’epoca rese difficile l’identificazione del cadavere, per via della difficoltà di rilevare le impronte digitali.

L’unico elemento nelle mani dei Carabinieri era l’orologio ancora indossato dalla vittima, il suo particolare modello prodotto in pochissimi esemplari rese più semplice l’identificazione del corpo. Infatti una ricerca svolta presso gli orafi della zona e incrociata con le denunce di scomparsa permisero all’epoca di identificare il cadavere.

Si trattava di Antonietta Longo, una domestica a servizio presso la famiglia di un medico, lo stesso che ne aveva denunciata alla fine di giugno la scomparsa.

All’epoca dei fatti i Carabinieri tentarono di ricostruire sommariamente le vicende, relative sopratutto agli ultimi giorni prima di morire della vittima, si scoprì così che pochi mesi prima di morire aveva prosciugato il suo libretto di risparmio per depositare tutti i soldi in una cassetta di sicurezza della stazione di Roma Termini e che aveva anche chiesto un mese intero di permesso dal lavoro.

All’epoca si riuscì ad accertare gli ultimi movimenti di Antonietta Longo, si sa che il 1° luglio usci dalla sua abitazione con un biglietto ferroviario diretto al suo paese di origine, ma non arrivò mai alla stazione. Trascorse alcune notti in una pensione.

L’ultima sua traccia in vita è una lettera spedita ai suoi familiari che reca il timbro postale del 5 luglio, nella quale comunicava ai suoi cari l’imminenza delle sue nozze.

La lettera ed il quotidiano usato per coprire il suo cadavere, che avevano la stessa data, fecero pensare al 5 luglio come data del delitto.

Le indagini si rivolsero all’epoca a quello che era il suo fidanzato, che una volta rintracciato venne interrogato dai Carabinieri, ma mai incriminato ufficialmente.



Furono inoltre ritrovate presso il deposito della stazione Termini le valigie preparate dalla donna, con un corredo di tipo matrimoniale, ma nessuna traccia dei soldi ritirati pochi mesi prima (331.000 lire, somma ingente per l’epoca).

Il caso fu presto archiviato senza processo e non si riuscì a stabilire mai né il movente né l’assassino. Il corpo di Antonietta fu sepolto nel cimitero di Mascalucia.

Le ipotesi sull’omicidio di Antonietta Longo

La mancanza di elementi scientifici nell’indagine, all’epoca del delitto fecero indubbiamente la differenza sulla sua risoluzione.

Le modalità dell’omicidio di Antonietta Longo fecero pensare immediatamente o a un delitto rituale, oppure un delitto a sfondo sessuale.

La tesi più probabile e spesso data quasi per certa sul sul delitto è che Antonietta Longo fosse rimasta incinta del proprio assassino. Il che spiegherebbe il perché di quei ripetuti colpi all’addome ed al ventre e, probabilmente se tale tesi è vera è vero anche che l’assassino non era a conoscenza del suo precedente aborto.

Il problema arriva in relazione alla sua decapitazione, infatti è difficile capire il motivo per il quale l’assassino abbia decapitato Antonietta Longo, disfacendosi poi della testa che non è mai stata trovata. Probabilmente facendo una analisi a posteriori, il motivo di tale scelta risiede nel fatto di rendere non facilmente identificabile il corpo della vittima, nella speranza di lasciare un cadavere per sempre ignoto.

Il delitto di Antonietta Longo è passato definitivamente alle cronache come il delitto della decapitata del lago di Castelgandolfo.

Il delitto di Antonietta Longo oggi

Allo stato attuale il delitto di Antonietta Longo, la decapitata del lago di Castelgandolfo è un fatto di cronaca risalente agli anni ’50 e basta. Dalle fonti che si trovano online e sui giornali ufficiali sembrerebbe che il caso non sia mai stato riaperto, ne sia stata mai tentata una indagine scientifica sui resti.

In realtà è anche normale, sono passati dai fatti ’50 anni, sembrerebbe infatti difficile anche immaginare o ipotizzare che lo stesso assassino sia ancora in vita. Quello che sembra però sconcertante è come all’epoca il clamore sul delitto passo in pochissimo tempo, senza alcun colpevole e senza una sola persona incriminata, nonostante, almeno apparentemente, qualche indizio per operare gli inquirenti lo avevano.

Antonietta Longo, alcune notizie che poco si conoscono.

  • Il medico legale che effettuò l’autopsia concluse che l’omicida potesse essere un medico, proprio per il modus operandi, ossia come aveva decapitato la vittima. Il profilo del medico non corrispondeva all’unico interrogato, il suo fidanzato dell’epoca e forse per questo nessuno indagò più a fondo su di lui.
  • Nel 1971, a casa del dottor Gasparri (il suo datore di lavoro) arrivò una lettera anonima che diceva che Antonietta era morta durante un aborto e successivamente sarebbe stata trasportata in riva al lago, e quindi decapitata.
  • Nel 1987, 32 anni dopo il delitto, un pescatore trovò un teschio umano nel lago di Castelgandolfo. Prontamente si pensò che potesse essere il cranio di Antonietta Longo, ma dalle analisi si poté capire che il cranio apparteneva ad un uomo e non ad una donna. L’evento riaccese il mistero di Antonietta Longo facendo ulteriormente pensare ad una serie di omicidi rituali nella zona.
  • Le analisi condotte dai carabinieri accertarono che Antonietta Longo fu decapitata proprio nel punto in cui il cadavere venne rinvenuto, si pote stabilire questo sia per la quantità di sangue rinvenuta sulla scena, sia per la profondità del sangue che era penetrato fino a 12 centimetri nel terreno sotto il corpo.

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- Redazione TopicNews.it - Le Tue News Online

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