Categorie: SEO

Advertising & SEO una lotta continua

Spesso ci si imbatte in siti pieni zeppi di pubblicità, tanto carichi di annunci che le pagine diventano lentissime, quasi non consultabili, eppure con i motori di ricerca ci arriviamo, come mai?

Advertising & SEO le linee guida, confronto ed analisi

I maggiori motori di ricerca limitano o suggeriscono di inserire al massimo 3 annunci nelle pagine di un sito, il tutto per rendere la navigazione piacevole e veloce, eppure esistono siti talmente ricchi di annunci che per caricare una singola pagina ci vogliono minuti.

Come mai questi siti non sono penalizzati? Chiariamo subito un dubbio sull’Advertising, che arriviamo ad un sito cosi carico di annunci e lento non significa che esso non abbia subito una penalizzazione. Infatti spesso si tratta di siti “influenti” dal punto di vista delle visite, siti di cui gli utenti già conoscono il “nome” e sui quali arrivano non dai motori di ricerca ma li aprono direttamente.

E’ però vero anche che molti di questi siti non sono assolutamente penalizzati, infatti se prendiamo come esempio Google, nel suo Advertising, Google Adsense, il limite di inserimento è si di tre annunci pubblicitari, però non vi sono regole che vietano l’inserimento di annunci di altri “operatori di Advertising” che non siano Google.

In questo modo si riescono ad inserire tantissimi annunci senza incorrere ad una penalizzazione, ma di fatto si rallenta talmente il sito che gli utenti scappano.

Advertising & Seo, come comportarsi?

Il consiglio migliore che si può dare è quello di snellire al massimo un sito, renderlo velocissimo e puntare si sugli annunci pubblicitari per monetizzare il traffico, ma senza esagerare.

Un sito lento fa scappare via i visitatori. Quindi salvo che non si abbia il traffico web prodotto da portali di notizie come i quotidiani nazionali che hanno un loro pubblico fedele e che sono ormai abituati a tale attesa, rallentare il caricamento di una pagina web con innumerevoli annunci pubblicitari è sicuramente una pratica da evitare in quanto è un vero e proprio fattore di penalizzazione.

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Snellire, rendere un sito veloce e piacevole porterà sicuramente risultati maggiori.

I furbetti dell’Auto Recharge? Come li consideriamo?

Quella dell’Auto Recharge è una furbata degli ultimi tempi. Cosa è l’auto recharge? E’ capitato a tutti, aprendo una pagina web, spesso già lenta ed appesantita, che dopo pochi secondi si ricarica da sola.

Il motivo per cui usare l’auto recharge? Semplice, abbassa la frequenza di rimbalzo, la cosiddetta bounce rate di Google, quindi tendenzialmente dice al motore di ricerca che un utente ha compiuto (anche se non è vero) un’azione sul sito e quindi la notizia o la pagina è piaciuta a quell’utente.

E’ un fenomeno degli ultimi mesi in termini SEO, ma sicuramente sarà combattuto dai motori di ricerca, infatti il solo ricaricare una pagina non è tendenzialmente un “sintomo” di gradimento, anche se per ora i motori di ricerca lo intendono come tale.

Normalmente l’auto recharge viene usato su siti zeppi di annunci anche per un altro motivo: aumentare l’esposizione degli annunci pubblicitari per attirare più introiti.

Il nostro consiglio sull’auto recharge?

L’auto recharge è facilissimo da implementare, basta una stringa di codice nell’Header di un sito, ma lo sconsigliamo altamente.

Non per un fattore SEO ma per un fattore umano. Interrompe la lettura di una pagina appena iniziata, distraendo un utente che tendenzialmente abbandona il sito ancora prima di portare a termine la lettura delle notizie. In pratica anche se “furbamente” si tenta di cogliere l’effetto contrario, l’auto recharge, allontana i visitatori.


Questa notizia è stata modificata il 5 Gennaio 2019 19:31

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