Publicato il: mer, Gen 4th, 2017

Da Oriente a Occidente nel fluire dei tempi – Epifania

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Da Oriente a Occidente nel fluire dei tempi

Epifania – Befana

Attenersi alla semplice consuetudine delle festività o limitarsi al comune sapere ai tempi del grande World Wide Web suppongo sia abbastanza riduttivo, se non altro:

<<Nell’era dell’informazione, l’ignoranza è una scelta.>>

{Donald Miller}

Nell’ottica di un insieme universale, di un’unione delle credenze nel fluire dei tempi, trovo avvincente addentrarsi nella visione di nuovi particolari nascosti o ‘occulti’ negli eventi che conosciamo per cultura sin dalla nostra nascita.

In questo periodo di festività, che indica per definizione ricorrenza solenne, è piacere dedicarmi al giorno ‘che tutte le feste porta via’: l’Epifania.

Giusto iniziare da ciò che è stato, almeno per me, il primo significato da attribuire a tale ricorrenza.

L’Epifania.

 “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘ Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo’ ”. [il Vangelo di Matteo (2,1-12) ]

Leggiamo ancora in Matteo: “Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”.

Ma non vengono definiti né nel nome né nel  numero né nella loro stirpe di tipo regale solo nel Vangelo Armeno dell’Infanzia, di fine VI secolo,  leggiamo: “Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E’ da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell’Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi(cap. V, 10)“.

Andiamo oltre, riscopriamo il profondo significato religioso dei nomi dei tre magi da alcuni scritti di origine greca:

  • Balthasar  significa “il protetto dal Signore”.
  • Melchior è “il re della luce”.
  • Gaspar è “colui che ha conquistato il Farr”.

Particolarmente interessante è definire il vero significato del termine magi, dal greco magoi sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana che si interessava di astronomia e astrologia e, nell’antica tradizione persiana i magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro (Zarathustra) e custodi della sua dottrina. Conoscevano la scienza dello spirito ed erano in grado di entrare in sintonia con le vibrazioni dell’universo, cogliendo così i segreti celati della natura. L’idea del tempo che ciclicamente si rinnova conduceva lo zoroastrismo alla costante attesa messianica di un soccorritore divino, il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire ciascuna era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l’aveva preceduta.Nello zoroastrismo l’attesa messianica si connotava di tre successive, arcane figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro: l’ultimo di essi, il soccorritore, sarebbe nato da una vergine discendente da Zoroastro e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l’immortalità degli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del soccorritore, tra le quali che una stella lo avrebbe annunciato.

Una leggenda dice che il primo dei tre magi avesse la pelle di colore giallo, il secondo di colore nero ed il terzo bianca, rappresentando così le tre razze che abbiamo sulla Terra: i mongoli, i neri e gli uomini bianchi. Questo indica che, nel tempo, tutte le razze arriveranno a seguire un unico insegnamento al di là delle singole credenze.

Per quanto concerne il significato simbolico dei doni il cattolico Leone Magno interpreta così, quattro secoli dopo la nascita di Cristo, i doni dei magi venerano l’unione della natura divina con quella umana:

  • l’incenso omaggio alla sua divinità,
  • la mirra omaggio all’uomo come simbolo di medicina in grado di lenire la futura sofferenza;
  • l’oro omaggio alla sua regalità.

Andando oltre, riscopriamo un altro significato associato ai grandi doni portati dai re magi.



L’oro, nelle varie simbologie, ha sempre rappresentato lo spirito. Gli alchimisti, quando affermano di voler “cambiare il vil metallo in oro”, indicano purificare il corpo fisico, raffinarlo ed estrarne l’essenza spirituale. Il colore giallo dell’oro rappresenta la saggezza, ed è riconducibile al Terzo Chakra – Manipura (gemma lucente), l’oro è l’immagine del sole, il simbolo dei principi divini,  il fenomeno traslucido. Il segno della gloria terrena e celeste. Gli egiziani lo associavano al dio del sole Ra. In India, l’oro rappresentava la verità. Gli antichi Greci vedevano l’oro come segno della mente, e l’immortalità.

L’incenso come essenza odorosa cresceva in Arabia meridionale e nell’Abissinia settentrionale e questa sostanza era usata nei sacrifici di culto e nelle offerte a Dio con atto di adorazione. Donare incenso significava riconoscere la natura divina che il fanciullo rappresentava: l’incarnazione di Cristo in terra, l’arrivo di un Maestro tra gli uomini. L’incenso rappresenta anche il cuore e l’amore, a descrivere il fatto che a Dio ci si dona completamente, corpo, mente e spirito.

La mirra rappresenta l’immortalità. E difatti è una sostanza che veniva usata per imbalsamare i corpi e preservarli dalla decomposizione. La mirra, è l’estratto puro di una rara pianta aromatica che cresce in Arabia. Essa simboleggia l’anima, ovvero ciò che l’uomo “estrae” dalle sue esperienze, giorno dopo giorno. Donando la mirra si dona simbolicamente la propria anima purificata dai desideri e dalle passioni. Quando nell’uomo non vi sono più desideri egoistici né passioni, l’anima “profuma”, infatti, come un’essenza aromatica. È cosa nota che vi sono stati santi che emanavano un aroma. Tutt’ora si dice “in odore di santità”, per descrivere un futuro nuovo santo.

Riprendendo la definizione del termine Epifania  dal greco ἐπιφάνεια, epifanèia  significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, ma come festa è precedente al cristianesimo. Gli Epifani sono, nella cultura greca, le divinità che appaiono agli uomini, come Zeus, Atena, Ermete. Dal verbo greco φαίνω (faïnò), (col senso di ” manifestarsi, apparire, brillare”), riemerge nel nome FANES ( phos= luce; phane= torcia), divinità dei seguaci dell’orfismo, che onoravano in lei la fase ultima dell’evoluzione della vita, dunque un nuovo tempo di redenzione, di apocalisse (apo: sopra, calypso: il velo= al di là del velo).

L’Uomo è un composto in perpetuo divenire delle dodici energie primordiali (rappresentate dalle forze zodiacali e da ciò il lungo periodo di festeggiamenti che va dal 26 dicembre al 6 gennaio, simbolo dell’associazione di ogni giorno ad ogni segno zodiacale), nelle quali si è scissa l’Energia UNA, rappresentata dalla rottura dell’uovo celeste. Lo scopo supremo dell’esistenza dell’uomo nello spazio, nel tempo e nella materia è il suo ritorno  alla sua origine immortale facendo coscientemente la sintesi di queste energie dissociate, attraverso un lavoro d’introspezione, di osservazione di Sé stesso e di attività interiore.

La Befana.

E …  non tutti sappiamo che dietro il termine Epifania meglio definito con il termine “Befana” vi sono una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne. Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma in seguito Diana, da buona dea della fecondità diventa una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

L’ aspetto della Befana raffigura l’ anno vecchio (una volta davvero concluso) espresso della veneranda età e gli abiti logori che indossa. I doni assumono con la befana un valore propiziatorio per il nuovo anno, un buon inizio con dolci bontà e ogni possibile squisitezza, ovviamente destinati come nelle migliori tradizioni ai bambini meritevoli, a quelli che invece si comportarono male, solo carbone per spronarli a essere più meritevoli nell’anno nuovo.

Tante altre leggende sulla Befana possono esser lette così come dalla ricerca e dalla volontà di voler capire oltre ciò che ci viene dettato è possibile valutare il significato di tale ricorrenza.

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Beh, non resta che augurare che in ognuno di noi sia rinata una fiamma color oro capace di alimentare i valori più alti della nostra anima.

  • Fonti varie da WEB

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- Semplicemente appassionata dell'energia che ci circonda

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