Publicato il: lun, Lug 24th, 2017

Be loved, be eco: quando amare e vivere sostenibilmente sono la stessa cosa

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Sarà colpa della crisi economica o del riscaldamento globale; sarà vero che finora abbiamo fatto troppo poco e che c’è ancora molto da fare; eppure basta guardarsi attorno per accorgersi che nella società d’oggi ogni cosa è orientata a ricercare una dimensione meno dispendiosa e più eticamente corretta della realtà. Gli scaffali dei supermercati pullulano di prodotti bio; l’immondizia viene differenziata in almeno cinque o sei bidoni diversi e i brand di abbigliamento e di design curano sempre di più il lato ecologico e socialmente responsabile della loro produzione, per assicurare ai consumatori di aver fatto non soltanto la scelta più conveniente, ma anche la più giusta . Stop all’accumulo di vestiti dismessi nell’armadio, alle abbuffate di Crispy McBacon e Coca Cola o ai complementi d’arredo resistenti quanto un paio di collant 20 denari.

Una generazione eco-friendly

Arrivati al 2017, dopo quasi trent’anni di globalizzazione, le persone stanno riscoprendo lentamente il fascino della regressione; del ritorno ad una naturalità primitiva e nostalgica, da cui la martellante corsa verso la postmodernità ci ha allontanato. Gli abiti vecchi non si buttano più, ma diventano vintage, il fast si trasforma in slow food ed il design usa e getta idea nuovamente mobili disegnati per durare e funzionare nel tempo. I nostri predecessori ci definiscono come la generazione dei nativi digitali – ricca di social network e povera di sentimenti – ma a salvaguardia ambientale, bisogna dirlo: noi altri millennials ce la stiamo cavando meglio di tutti loro messi insieme: del consumismo selvaggio anni ottanta abbiamo salvato giusto i leggings in microfibra.  E anche se c’è (e ci sarà) sempre chi è tentato di fare di una sana abitudine, una moda; di immortalarsi in un selfie mentre mangia insalata e tofu chiuso fra le pareti di un costosissimo edificio “eco spreco”di tendenza, soltanto per postarlo su Instagram; a conti fatti la sostenibilità va oltre il piacere dell’ostentazione, dell’eccesso, dell’immagine, per diventare sempre più uno stile di vita. Essa non rappresenta semplicemente i processi di lavorazione di un prodotto o una particolare tecnologia; ma incarna un  modus vivendi. Sentiendi. Operandi. È una filosofia di vita che dona a chi la persegue la capacità di distinguersi e di trarre piacevole consapevolezza dalla propria volontà di differenziazione. Vivere sostenibilmente presuppone una visione più ampia di fondo che non coinvolge solo gli oggetti, ma il mondo nel suo complesso; che ci spinge ad apprezzare e rispettare le persone e le cose che fanno parte di noi, imparando a reinventarle piuttosto che a cestinarle, nel momento in cui inizino ad apparire sorpassate ai nostri occhi. Si tratta di uno sforzo impegnativo, coraggioso, tutt’altro che immediato: perché implica di essere innamorati delle proprie scelte a tal punto, da essere in grado di attribuire ad esse sempre nuovi significati; a svelarne i risvolti nascosti e reinterpretarli, al fine di riconfermarne gli esiti con ancora più orgoglio di prima.



Bisogna imparare a rinannamorarsi delle proprie scelte, reinventandone sempre i significati

Chi dà valore alla sostenibilità non si invaghisce dell’aspetto materiale della realtà, ma del valore culturale di cui sono impregnati i fenomeni: presta attenzione alla loro storia e al loro significato, piuttosto che al fascino esteriore della loro forma. Vive nella consapevolezza che la realtà non è fatta di oggetti, ma di simboli; di verità che assumono minore o maggiore importanza in relazione al nostro trascorso personale e a quello dell’umanità stessa. Altro che effetto serra, piogge acide e buco nell’Ozono: la superficialità inquina più di tutte le emissioni di Co2 scaricate nell’atmosfera. Perché quando non si è consapevoli dei propri consumi; quando ci si lascia influenzare dalla moda, dai pregiudizi estetici di massa, dalla seducente facilità dell’approvazione condivisa; si finisce poi, per perdere noi stessi da qualche parte. Sostenibili significa sapere cosa ci appartiene e cosa no. Che cosa ci piace e ci serve davvero. Cosa vogliamo e perché, senza la paura di esprimere i nostri desideri, di perseguirli e di afferrarli, anche qualora questo violi il giudizio degli altri, consapevoli che tutto ciò di cui scegliamo di circondarci è per noi carico di una qualche bellezza, che ci fa sentire a nostro agio, perfettamente armonizzati con noi stessi e col resto dell’universo.

Sostenibilità è sinonimo di crescita; di conquista interiore. Del proprio spazio e del proprio tempo. Dei propri sentimenti e dei propri ideali. Non si nasce sostenibili nei confronti del mondo, lo si diventa, imparando dagli errori e dalla leggerezza con cui li si è commessi. Più gli anni passano e le esperienze si susseguono, più si apprende come riconoscere e respirare l’essenza degli oggetti, dei fenomeni, della gente e all’improvviso ci si accorge di come non tutte le cose meritino necessariamente la stessa importanza. Che alcuni articoli vanno e vengono fuori e dentro al mercato, senza valere mai il prezzo che costano, mentre ne esistono altri il cui valore rimarrà per sempre inestimabile. Capolavori d’arredo che varrebbe la pena di mettere al centro di una stanza, anche a costo di lasciare il resto della casa vuota; pezzi di stoffa che sono diventati simboli di lotta, recanti nella loro lavorazione l’ingegno creativo dei loro ideatori, il sudore delle mani di chi li ha confezionati e che raccontano la storia di un personaggio, di un paese o di un popolo. Pietanze squisite, che non appagano solamente i sensi, ma che ristorano l’anima e ti rimandano col pensiero ai colori e ai profumi dei prati e dei mari dove sono stati raccolti, lasciandoti in bocca il sapore del talento forbito ed il sentore di un’elegante ricercatezza.

Celebrare il mondo che ci circonda, senza impoverire la ricchezza dei suoi valori

Abbracciare un’etica sostenibile, significa ammettere che siamo venuti al mondo non solo per sfruttare ciò di cui disponiamo, ma per indagarlo, sollevarlo, celebrarlo. Significa smettere di accumulare fatti, persone, beni in modo compulsivo, per soffermarsi ad esplorare meglio quelli che già possediamo. Passare dalla quantità alla qualità della vita; dalla moltitudine all’unicità, consci che dopotutto attraverso innumerevoli vie scorre il nostro sangue, ma poche tra queste sono quelle che lo riportano al cuore. Non importa ciò che scegliamo di comprare al supermercato o in negozio; di mangiare al ristorante, di fare nella vita o  di avere al nostro fianco, ma che scegliamo di amarle ogni giorno; ogni volta. Perché l’amore è sempre la scelta più sostenibile, che possiamo intraprendere: per noi stessi e per gli altri.

 

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