Selvaggia Lucarelli, lo straziante racconto della giornalista: “È una malattia crudele”

Selvaggia Lucarelli parla della malattia di cui soffre una persona a lei molto cara. Ecco di chi si tratta e cosa è successo nel dettaglio.

 

Selvaggia Lucarelli è una giornalista e opinionista, ma anche speaker radiofonica. Da anni la vediamo dietro il bancone dei giudici di Ballando con le stelle, il programma in cui i personaggi dello spettacolo si sfidano nel ballo condotto da Milly Carlucci su Rai Uno il Sabato sera.

Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli – Foto presa dal profilo di Instagram della giornalista

Tutte le mattine in radio conduce Le mattine di Radio Capital. Prolifica anche nella scrittura, ha dato alla luce molte opere, tra cui Crepacuore. Storia di una dipendenza affettiva, Falso in bilancia, Casi Umani. Uomini che servivano a dimenticare ma hanno peggiorato le cose e Mantienimi. Aiutami a preservare la mia moralità.

Negli ultimi giorni ha pubblicato un post molto delicato in cui parla di sua madre e della malattia che l’ha colpita. Ecco di cosa si tratta nel dettaglio.

Selvaggia Lucarelli parla della malattia che ha colpito sua mamma: ecco il dolce post su Instagram

Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli – Foto presa dal profilo di Instagram della scrittrice

La mamma di Selvaggia Lucarelli soffre da anni di Alzheimer, una malattia che colpisce tutti i ricordi della persona che ne è affetta. Nei giorni scorsi ha dedicato un dolce post sul suo profilo di Instagram proprio alla madre. Ecco le sue parole: “L’Alzheimer è una malattia crudele. Rade al suolo il futuro, inebetisce il presente. Lascia in piedi qualche edificio del passato. Mescola il tempo e le sequenze, si colloca nell’oggi un viaggio fatto da bambini, si ricorda un viaggio che non si è fatto mai, si descrive un ritorno da un luogo che non esiste. Poco prima del Covid ho portato mia madre a vedere l’area di CityLife qui a Milano. “La conosco, qui ci sono stata in gita da bambina”, mi diceva. Succede, nella prima fase dell’Alzheimer, che si entri spesso in conflitto col malato, che si finga che sia solo una persona un po’ confusa. E’ un meccanismo di negazione ingenuo e potente, che ho visto esercitare strenuamente da mio padre, per esempio. Si discute inutilmente: “Ma che dici”, “È stata costruita 4 anni fa!”. E in quella discussione si cerca di difendere non la verità, ma il malato, l’idea che esista ancora così come era ieri”.

E continua: “Mia madre, due anni fa, era già in una fase avanzata della malattia, discutere non aveva senso. “Ma davvero?”, le ho detto. E ho ripetuto quel “ma davvero?” ogni volta che mi ha fatto uno dei suoi racconti strabilianti, come in Big Fish che non sai più cosa è vero, forse niente, forse tutto. Non serviva contraddirla. Non era più lei. Non c’era più mia mamma per come l’ho conosciuta, così attenta alla verità, così libera nelle sue idee e così borghese nelle sue paure, così curiosa, ironica. Poi oggi è successo che l’ho lavata, le ho messo dei vestiti puliti. Mentre le sfilavo i pantaloni del pigiama, la sua mano ormai debole ha afferrato l’elastico. E l’ha fatto con una forza tenace, che arrivava da lontano. Dalla sua essenza. Perché mia mamma è sempre stata così, estremamente pudica, ai limiti del bigottismo. Ecco, in quella mano improvvisamente vigorosa, che difendeva il suo corpo da uno sguardo indiscreto, ho per un attimo ritrovato mia madre. “Lasciami fare una volta tanto!”, l’ho rimproverata. Le ho parlato come se fosse ancora lì, senza sconti. E ho capito che qualcosa, nel marasma dei ricordi che si mescolano, sopravvive alla malattia e a quel qualcosa, chi accudisce, si deve attaccare con tutta la forza che ha. Come la mano di mia mamma a quei pantaloni”.

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