Publicato il: gio, Set 29th, 2016

La democrazia non si conserva, si trasforma



Oggi si parla molto di crisi dei partiti, e non saprei proprio se ridere   o sentirmi afflitto.

E’ da almeno 50 anni che i pensatori politici più avvertiti avevano infatti “avvertito” i partiti italiani che rischiavano la piena “débâcle”. Pertanto, già più di 40 anni or sono, qualcuno aveva notato uno scollamento sempre più evidente tra partiti e società, e soprattutto un affievolirsi della partecipazione politica. Così A. Pizzorno scriveva alla fine degli anni ‘60:

“Questo stato di cose comporta che i partiti non sono più i soli né i principali canali di trasmissione della domanda. Essi si trovano di fronte a competitori specializzati, e orientati, per la loro stessa specializzazione, a trattare un tipo tipo di domanda meno generale possibile. Posti in concorrenza su questo piano, i partiti trovano sempre più difficile e meno conveniente trasmettere le domande generali che, in quanto sono parte del loro programma, li distinguono;  e moltiplicano invece anch’essi l’opera di trasmissione di domande particolari. L’aumento proporzionale delle leggine nell’attività legislativa è frutto di questa tendenza”.

Il saggio  di Pizzorno fu particolarmente elogiato dal prof. G. Pasquino, perché esso “individuava la causa del cattivo funzionamento del sistema partitico in Italia perché viene meno della tensione partecipativa. Le funzioni di trasmissione della domanda e di delega non vengono più svolte in maniera da promuovere la partecipazione della base e da rendere i dirigenti ad essa responsabili. Questo distacco crescente dei dirigenti dalla base culmina nella loro incapacità di cogliere le domande politiche emergenti”.

Questo dato assolutamente critico circolava  “underground” all’interno dei partiti, creando non poco fastidio, per cui si pensò bene di fare come gli struzzi, affondando per bene testa nella sabbia bella bianca. Ma allora, chi erano quelli che Pizzorno definiva i “competitori specializzati”, i quali invece avevano capito tutto, e si erano messi in mezzo per “trattare un tipo  di domanda meno generale possibile”? La risposta è abbastanza semplice: i Movimenti.



Infatti, quasi di rincalzo a quanto andava dicendo Pizzorno, e in sintonia con l’intervento del prof. Pasquino, M. Tronti osservava: “ Il pluralismo oggi non può essere più un puro e semplice pluralismo politico, cioè un puro e semplice pluralismo dei partiti […] Quando vediamo il sindacato che rifiuta di passare attraverso quello che una volta era il suo partito, per determinare una scelta da parte del potere, una scelta politica […] siamo già al di là dello Stato  dei partiti”.

“Quando vedremo, scriveva ancora Tronti nell’ormai lontano 1978, una organizzazione unitaria del movimento giovanile […] un movimento unitario non egemonizzato dai partiti tradizionali, e ci troveremo di fronte poi alla volontà politica da parte di un movimento di questo genere […] che non necessariamente vuole passare attraverso la mediazione del partito, ecco qui siamo oltre la svolta che rimette in gioco il rapporto tra partito e Stato”.

E allora,  che facciamo?

Tronti scrisse allora, in tempi in cui forse si poteva ancora fare qualcosa,  alcune parole che molti, ieri ed oggi, avrebbero dovuto meditare molto a fondo: l’attacco, diceva Tronti  “si sconfigge cambiando”. E poi proseguiva:

“ Cambiando il vecchio delle istituzioni, la loro rigidità meccanica, la loro autosufficienza rispetto al sociale, la loro lontananza dalle classi”, perché, concludeva,

“La democrazia non si conserva, si trasforma. Difenderla e basta, può anche essere la via più breve per perderla”.

Fonti:

A. Pizzorno, “Elementi di uno schema teorico con riferimento ai partiti politIcI IN Italia”, in “Partiti e partecipazione politica in Italia”, a cura di G. Sivini, Milano, Giuffré, 1972, p. 30.

Intervento del Professor  G. Pasquino nella Sezione “Organizzazione e ruolo dei partiti nella società italiana”, in “L’Italia negli ultimi trent’anni”. Rassegna critica degli studi. Consiglio regionale della Toscana. XXX della Repubblica e della Costituzione. Bologna, Il Mulino, 1978, pp. 305 sgg.

Intervento di M. Tronti nella già  citata Sezione “Organizzazione e ruolo dei partiti nella società italiana”,  pp. 320-321.

 

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